<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622</id><updated>2011-12-09T03:26:34.102-08:00</updated><category term='tosca'/><category term='venturiello'/><category term='la strada'/><category term='olimpici del teatro'/><category term='premio'/><category term='spettacoli'/><title type='text'>la contemporanea</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>15</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-1083326787671096400</id><published>2011-12-09T03:22:00.000-08:00</published><updated>2011-12-09T03:26:34.238-08:00</updated><title type='text'>Donna non rieducabile</title><content type='html'>Il video del nostro spettacolo "Donna non rieducabile", con protagonista Ottavia Piccolo, è stato pubblicato sul sito&lt;a href="http://www.e-theatre.it/play.php?vid=1832"&gt; e-theatre.it&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://www.e-theatre.it/flvplayer.swf" bgcolor="#000000" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" flashvars="file=http://www.e-theatre.it/uploads/4fzj3f5MbdKLHieohP0M.flv&amp;amp;image=http://www.e-theatre.it/uploads/thumbs/4fzj3f5MbdKLHieohP0M.jpg&amp;amp;link=http://www.e-theatre.it/play.php?vid=1832&amp;amp;logo=http://www.e-theatre.it/templates/images/playerlogo/logo.png&amp;amp;skin=http://www.e-theatre.it/Snel.swf&amp;amp;bufferlength=15&amp;amp;volume=50&amp;amp;linktarget=_self&amp;amp;autostart=false&amp;amp;displayclick=link&amp;amp;fullscreen=true&amp;amp;stretching=fill" height="330" width="401"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-1083326787671096400?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/1083326787671096400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/12/il-video-del-nostro-spettacolo-donna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1083326787671096400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1083326787671096400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/12/il-video-del-nostro-spettacolo-donna.html' title='Donna non rieducabile'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-3854434600485907781</id><published>2011-11-23T00:58:00.000-08:00</published><updated>2011-11-23T01:25:33.912-08:00</updated><title type='text'>Online il sito di Sergio Fantoni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.sergiofantoni.it/"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 79px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-_AQujY8q1RY/Tsy5YJcXCCI/AAAAAAAAADE/rvFgBBfo9Pc/s320/banner-sito-sergio-BLOG.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5678117054710220834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' in rete il sito di Sergio Fantoni. Un sito di parole e immagini, con un ricco archivio che ripercorre la lunga carriera di Sergio Fantoni nel mondo del teatro, del cinema, della televisione e della radio.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://%20www.sergiofantoni.it/"&gt;&lt;br /&gt;www.sergiofantoni.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-3854434600485907781?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/3854434600485907781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/11/online-il-sito-di-sergio-fantoni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/3854434600485907781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/3854434600485907781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/11/online-il-sito-di-sergio-fantoni.html' title='Online il sito di Sergio Fantoni'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_AQujY8q1RY/Tsy5YJcXCCI/AAAAAAAAADE/rvFgBBfo9Pc/s72-c/banner-sito-sergio-BLOG.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-2699120373737301027</id><published>2011-03-25T09:12:00.000-07:00</published><updated>2011-03-25T09:19:18.601-07:00</updated><title type='text'>Sulla via di Damasco?</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Fioravante Cozzaglio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;24.3.2011&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La recente conversione di Tremonti (veni, vidi, capii) è un atto di propaganda più che un vero atto politico. Copre infatti con il ricorso alle accise sulla benzina e con la bella cifra di 239 milioni di euro una frattura che poteva risultare insanabile tra questa compagine di governo e tutto il mondo dello spettacolo, che si stava pericolosamente allineando alle analoghe proteste della scuola, della ricerca, dei beni culturali, sia pure con la lentezza e la timidezza che gli è consueta. Non copre in nessun modo la necessità di chiarire quale è il progetto di questo governo nei confronti di un settore che esprime, attraverso la sua organizzazione aziendale e il suo respiro economico diffusi in tutto il paese, una capacità di rappresentanza sociale e culturale non secondarie neanche a livello europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato della improvvisa conversione è quindi quello di evitare il fallimento di molte delle aziende dello spettacolo che ricevono dal Fus una parte dei loro introiti; non è, e non poteva essere, quello di mettere mano a una sistemazione un po’ meno provvisoria del nostro problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che prospettiva diamo al settore? Che riforme intendiamo sostenere? Quali sprechi sociali intendiamo correggere, visto che dello spreco si è fatta una parola d’ordine con cui si è martellata l’opinione pubblica? Alla luce di questa considerazione le reazioni a cui stiamo assistendo in queste ore mi sembrano anch’esse di sapore propagandistico. La prima e più mistificatoria proviene dalla stessa area politica del governo che ha emanato il provvedimento: “Grazie a Moretti e C. aumenta la benzina”. Lo stesso Letta ha detto un po’ ambiguamente, in sede di presentazione del decreto, che “tutti gli italiani saranno ben lieti di fare questo minimo sacrificio, vista l'importanza della sua destinazione”. Gli italiani sarebbero stati altrettanto e forse più contenti se per aiutare il teatro si fossero utilizzati i soldi che saranno spesi per il referendum differito, o meglio ancora quelli che il decreto mille proroghe ha fatto risparmiare a tutti i partiti politici cancellando le multe sulle affissioni abusive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la benzina non è aumentata allo scopo di finanziare il Fus, la benzina è aumentata per finanziare la spedizione in Libia, l’assistenza agli emigranti, ecc. e anche naturalmente il Fus. Lo testimoniano le mille motivazioni con cui nel tempo sono state costruite le accise sulla benzina. Ma la prontezza con cui si è fatto quel titolo di giornale e con cui si è sintetizzato il fatto prova che rimane tra certe zone della politica e il mondo dello spettacolo un’acrimonia che non si ha il coraggio e la voglia di risolvere o di sanare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le scontentezze che provengono dal nostro mondo hanno invece un segno diverso: risentono di un clima di incomprensione tra rappresentanti e rappresentati, di gara a chi ha contato di più nell’ottenere il risultato ( gli artisti? Le associazioni? Il sindacato?), di competizione tra sigle che forse dovrebbero imparare a lavorare insieme anziché farsi la guerra. Tutto questo non cambia però i fatti: da ieri una situazione pesantemente debitoria è stata in parte risanata, da domani tocca a chi ha idee, responsabilità, autorità e peso organizzativo costringere il nostro riluttante interlocutore a mettersi attorno a un tavolo a ragionare con noi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-2699120373737301027?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/2699120373737301027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/03/sulla-via-di-damasco.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2699120373737301027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2699120373737301027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/03/sulla-via-di-damasco.html' title='Sulla via di Damasco?'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-2984236952053809046</id><published>2011-01-27T04:46:00.001-08:00</published><updated>2011-01-27T04:46:50.158-08:00</updated><title type='text'>Dimostrazione aritmetica</title><content type='html'>&lt;style type="text/css"&gt;p { margin-bottom: 0.21cm; }&lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Cari amici della Contemporanea, cari amici di tutto il teatro,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;siccome ci siamo stancati delle semplificazioni che vanno per la maggiore ( quanti sprechi nella cultura! , la cultura non si mangia! , basta con gli interventi a pioggia! Basta con l’assistenzialismo di stato! e via dicendo) abbiamo provato a compilare una piccola dimostrazione aritmetica, rinunciando alle argomentazioni consuete e necessarie, ma che evidentemente non convincono nessuno di quelli che non vogliono essere convinti se non da fatti che non  possono negare. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Allora prendiamo uno dei soggetti che  dal 1983 viene assistito dallo stato, che ha certamente beneficiato di interventi a pioggia e che ha contribuito per ventotto anni a sprecare il denaro pubblico producendo spettacoli teatrali: la Contemporanea, per esempio (ma lo stesso ragionamento si potrebbe fare per altre imprese dello spettacolo e della cultura, nei settori più disparati). &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Prendiamo come termine di riferimento l’ultimo anno contabilizzato, il 2010, anno nel quale la Contemporanea ha ricevuto dallo Stato, dopo due anni di tagli consecutivi, 362.250 euro. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Per vedere come li ha utilizzati, insieme agli incassi degli spettacoli che sono la maggior parte dei nostri proventi, dobbiamo prima dare conto della dimensione economica in cui ci muoviamo, cioè del numero di persone, di giornate lavorative e della quantità di compensi che sono stati erogati nel corso del 2010. Ecco i numeri che corrispondono a quanto è attestato nel nostro bilancio civilistico e nel nostro rendiconto al Ministero per i Beni Culturali:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Numero contratti col personale stipulati nell’annualità  38&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Numero principali fornitori di materiali e servizi   13&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Giornate lavorative artisti   1821&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Giornate lavorative tecnici   1579&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Compensi corrisposti agli artisti   432.344&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Compensi corrisposti ai tecnici   321.448&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Su questo personale e su questi compensi sono stati pagati i seguenti oneri sociali:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Oneri sociali pagati nell’annualità;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Enpals            213.743&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Inps   18.700&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Inail   11.868&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Totale oneri sociali            244.311&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Su tutta l’attività svolta e fatturata dalla Contemporanea sono state pagate le seguenti imposte, alcune delle quali attengono direttamente alla nostra società, altre sono quelle pagate per conto dei nostri lavoratori, ma provengono comunque dall’attività promossa dalla Contemporanea e confluiscono allo stesso modo delle prime nelle casse dello stato:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Imposte pagate nell’annualità&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Iva come da fatturato            100.131&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Irpef sui dipendenti            101.748&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ritenuta acconto sui professionisti   61.413&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Irap   27.570&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ires   22.104&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Addizionali regionali     5.573&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Addizionali comunali     1.346&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vigili del fuoco   12.000&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Totale imposte pagate nell’annualità            329.885&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A questo punto avrete capito dove voglio arrivare: se sommiamo il totale degli oneri sociali pagati dalla Contemporanea nel 2010 al totale delle imposte pagate nello stesso anno a vario titolo, abbiamo la ragguardevole (per noi) cifra di 574.196 euro. Abbiamo scoperto in questo modo, facendo la differenza con il contributo dello stato, che attraverso la nostra attività non solo lo stato recupera lo “spreco” iniziale, ma gode di un saldo positivo di 211.946 euro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Totale oneri sociali + Imposte   574.196 –&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Totale contributo statale   362.250 =&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Saldo a favore dello stato   211.946&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Confesso che ho sempre avuto la certezza di questo meccanismo virtuoso, ma mettere in fila le cifre e vedere il risultato mi ha fatto una certa impressione. Soprattutto se a queste nude cifre si aggiunge il fatto che , come per ogni attività, anche per la Contemporanea esiste un indotto, fornitori che lavorano e consumano, aziende che intrecciano la loro attività con la nostra, alberghi, treni, aerei che si giovano dei nostri spostamenti, teatri che vengono tenuti in funzione grazie anche alla nostra attività, spettatori che si muovono per venirci a vedere, ristoranti che ospitano noi e loro, giornalisti che si occupano della nostra attività, ecc. ecc.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Che cosa voglio dimostrare con tutto questo? Che per uscire dall’angolo in cui ci hanno messo e ci siamo messi con le nostre mani per stanchezza e  per mancanza di orgoglio intellettuale, dobbiamo darci la certezza del nostro diritto a vivere come organismi economicamente e culturalmente utili alla società, rimandando al mittente le parole d’ordine che ci vogliono far sentire tollerati e assistiti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-2984236952053809046?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/2984236952053809046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/01/dimostrazione-aritmetica.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2984236952053809046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2984236952053809046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2011/01/dimostrazione-aritmetica.html' title='Dimostrazione aritmetica'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-7904885716106130184</id><published>2010-10-01T17:25:00.000-07:00</published><updated>2010-10-01T17:28:31.985-07:00</updated><title type='text'>l silenzio del teatro italiano: Prima e dopo la dismissione</title><content type='html'>&lt;p class="norm"&gt;&lt;span style="font-size:smaller;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: smaller;"&gt;&lt;em&gt;di Fioravante Cozzaglio&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="norm"&gt;&lt;span style="font-size: smaller;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;Anch’io, come molti di noi, pensavo che alla fine l’Eti ce l’avrebbe  fatta, soprattutto perché in Italia le riforme avvengono per  sovrapposizione di enti, persone, funzioni, quasi mai azzerando la  situazione e ricostruendo sul pulito. Quindi sono tra quelli che avevano  mal giudicato la situazione.&lt;br /&gt;Provo ora a interpretare la conseguenza di questo stato di cose,  sperando di aiutare la comprensione della nostra prossima realtà.&lt;br /&gt;In un recente colloquio con Ninni Cutaia, in cui chiedevo informazioni  su quanto stava accadendo, ho sentito il sincero dispiacere con cui l’ex  direttore generale lamentava il silenzio con il quale il teatro  italiano ha accolto la “dismissione” (per usare le parole di Ermanno  Rea) dell’ente. Non mi era facile contraddirlo, perché in effetti, a  parte le doverose parole di circostanza e un paio di manifestazioni  abbastanza partecipate, non c’è stata una vera levata di scudi. Ma non  c’è stata, a essere sinceri, neanche su tagli molto gravi che colpivano  l’universalità dei nostri addetti e soprattutto non c’è stato un vero  collegamento tra quanto accade nel teatro italiano e quanto sta  accadendo nel resto della società. Quale occasione migliore per saldare  la nostra protesta e le nostre necessità con quanto sta accadendo nella  scuola, nei musei, nelle università, negli istituti di ricerca e via via  allargando il discorso, nei servizi sociali e nell’impianto produttivo  del paese?&lt;br /&gt;Se questo tentativo non è stato fatto non è solo perché, come pensano  molti, tutto sommato a una parte del teatro italiano stava bene questa  “dismissione” o perché la reale e attuale vocazione dell’ente non si era  definita con sufficiente chiarezza attraverso le vicende di una storia  lunga ormai sessant’anni o perché il bilancio dell’ente non era  difendibile; il tentativo non è stato fatto a mio giudizio perché la  reazione della società italiana a quanto sta avvenendo è un misto di  rassegnazione, di stanchezza, di attesa più o meno insofferente di una  svolta che non si avvera mai.&lt;br /&gt;Ma ragionando in questo modo non ci si è accorti che con la  “dismissione” dell’Eti si è aperta una diga da cui può passare di tutto:  se si è abolito non un ente di stato, ma l’unico ente di stato di cui  si era dotato il teatro italiano, è chiaro che il giorno dopo si possono  abolire tranquillamente istituzioni meno radicate e abbandonare al loro  destino enti privati che hanno come unica difesa il loro lavoro.  Infatti per il 2011 si prevede un dimezzamento del Fus e, cosa che a me  pare altrettanto grave, un taglio pesantissimo ai bilanci degli enti  locali; provate a parlare con i sindaci di tutta Italia per capire cosa  sta avvenendo a livello delle amministrazioni locali.&lt;br /&gt;Io non so se la chiusura dell’Eti era evitabile; so che hanno giocato  contro questa atmosfera opaca, la lentezza, probabilmente necessaria,  con cui l’ente si stava trasformando sotto una gestione più virtuosa  delle precedenti, la stessa alienazione dei teatri che era il  presupposto della trasformazione dell’ente ma non ha giovato alla sua  conservazione, perfino alcune ripicche “politiche” che nel nostro paese  non ci facciamo mai mancare. Per evitarla bisognava combattere con  energia contro tutti questi fattori e avere un progetto chiaro sul  futuro non solo dell’ente ma dell’intero sistema teatrale italiano. Mi  sembra quindi che non fosse facile evitarla.&lt;br /&gt;A cose fatte, vorrei dire a delitto consumato, non è che di questa  energia e di questa chiarezza di idee non c’è più bisogno. Se il teatro  italiano vuol conservare un minimo di autorità per quando verranno tempi  migliori (perché verranno, non c’è dubbio), deve trovare il coraggio di  fare sistema e di dire, prima a se stesso che agli altri, di cosa ha  bisogno: a mio giudizio di una proiezione verso l’Europa che non può che  essere guidata da un organismo centrale; di una legislazione certa che  fissi regole chiare e uguali per tutti, addetti ai lavori delle vecchie e  delle nuove generazioni, istituzioni centrali e sistema delle  autonomie; di una riorganizzazione del sistema distributivo, che è  vecchio non nei suoi elementi terminali ma nella sua concezione; di un  lavoro di promozione a tutto campo sul nostro pubblico, perché non  possiamo vantarci di avere da oltre trent’anni lo stesso numero di  spettatori, in presenza di una società che si è “spettacolarizzata” in  tutte le sue forme. C’è lavoro non solo per un nuovo ente, ma per la  nuova generazione che si sta affacciando al teatro.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-7904885716106130184?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/7904885716106130184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/10/anchio-come-molti-di-noi-pensavo-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/7904885716106130184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/7904885716106130184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/10/anchio-come-molti-di-noi-pensavo-che.html' title='l silenzio del teatro italiano: Prima e dopo la dismissione'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-4674537884834234181</id><published>2010-03-26T18:12:00.000-07:00</published><updated>2010-03-26T18:21:24.527-07:00</updated><title type='text'>27 MARZO 2010 GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/S61di3rF37I/AAAAAAAAACE/0aVlmjMAqyc/s1600/Locandina-35x50-GMT.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 224px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/S61di3rF37I/AAAAAAAAACE/0aVlmjMAqyc/s320/Locandina-35x50-GMT.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5453117577457164210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi, 27 marzo 2010, si celebra la Giornata Mondiale del Teatro. E' la prima volta per l'Italia. Nel resto del mondo invece succede già da 50 anni. Già questo meriterebbe una riflessione. Che valore ha, il Teatro, per il nostro paese? Che considerazione c'è per la nostra attività? Al di là degli impegni formali e delle dichiarazioni di intenti, poche e spesso dimenticate in fretta, vogliamo cogliere questa occasione per invitare tutti ad una riflessione più ampia cercando di inquadrare la condizione reale del nostro settore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando parliamo di “teatro“ o di “spettacolo dal vivo” non stiamo parlando genericamente di “cultura” ma di oltre 4.000 aziende che occupano circa 250.000 addetti fra attori, registi, tecnici delle luci o della fonica, macchinisti, sarte, organizzatori, scenografi, costumisti, amministratori, cassiere, maschere di sala. 80.000 famiglie che vivono grazie al “teatro”.&lt;br /&gt;Come imprese dello spettacolo paghiamo ogni anno retribuzioni per circa 750 milioni di euro e contribuiamo alla ricchezza nazionale versando ogni anno nelle casse dello Stato  circa 600 milioni di euro tra oneri pensionistici, assistenziali, INAIL, IRPEF e IRAP.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un volume d'affari complessivo di 4,7 miliardi di euro all'anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le imprese dello spettacolo realizzano ogni anno circa 138.000 repliche di spettacoli teatrali attraverso una rete di oltre 1.200 teatri, cioè 1.200 luoghi di lavoro cui si aggiungono quelli delle compagnie. A tutto questo va poi aggiunto l'indotto, e cioè le imprese di costruzione di scene, sartorie, noleggi di luci e fonica, trovarobato: altri 40.000 addetti con le loro famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere un'idea dell'importanza e della grandezza del nostro settore basta confrontarlo, per esempio, con il settore manifatturiero, che esprime 15.000 aziende  e circa 500.000 addetti (appena il doppio del nostro settore). Oppure confrontarlo con il settore della lavorazione dei metalli, dove nelle grandi e medie imprese sono occupati circa 250.000 addetti, esattamente quanti ne abbiamo nello spettacolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il nostro settore vanta anche dei primati: è il più controllato sia dal punto di vista fiscale sia dal punto di vista della salvaguardia della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.&lt;br /&gt;Abbiamo avuto l'obbligo di installazione dei misuratori fiscali che sono collegati telematicamente con l'Agenzia delle Entrate che ogni sera conosce esattamente quanto è stato incassato (nessun altro settore ha subito questa decisione).&lt;br /&gt;E per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro siamo l'unico settore  considerato pericoloso come una acciaieria. Infatti i teatri, poiché sono considerati a MEDIO RISCHIO INCENDIO, sono soggetti alla medesima normativa e ai medesimi obblighi cui devono sottostare aziende come la Thyssenkrupp. E' così che nei teatri da oltre 500 posti avvengono situazioni paradossali come la presenza di due squadre antincendio, una dei vigili del fuoco e una interna del teatro, con dei costi giornalieri insostenibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante tutto questo le imprese dello spettacolo, non solo non sono state inserite in nessuna lista dei settori produttivi riferiti alle PMI che hanno beneficiato di aiuti economici anticrisi, ma anzi -proprio perché larghi settori della politica non le considerano un settore produttivo, e qualcuno addirittura le considera un sistema parassitario- hanno visto i progressivi tagli del già esiguo FUS e il dimezzamento dei contributi da parte degli Enti pubblici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tagliare senza un progetto di rilancio significa mettere a rischio tutte le realtà produttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2009 il nostro settore ha perso 30.000 posti di lavoro.&lt;br /&gt;30.000 nuovi disoccupati che non hanno meno dignità dei metalmeccanici, siderurgici o manifatturieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio per questo chiediamo non solo il ripristino delle risorse destinate allo spettacolo, ma soprattutto una profonda riforma del sistema e delle regole che lo governano per una distribuzione più equa e trasparente sia a livello centrale che periferico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo leggi  che si fondino sul rispetto delle condizioni dei lavoratori, e che sappiano valorizzare le realtà artistiche e professionali, base imprescindibile di questo settore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' da oltre mezzo secolo che attendiamo una nuova legge. E non sappiamo quanti anni ancora passeranno prima di averne una. Ma la condizione di emergenza nella quale ci troviamo non ci permette di aspettare ancora. Pertanto chiediamo con forza l'applicazione di almeno due provvedimenti urgenti che possono essere inseriti già nella prossima finanziaria:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; riconoscere le imprese di spettacolo come parte delle PMI e quindi permettere al nostro settore di usufruire degli aiuti anticrisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ridurre l'aliquota IVA sugli introiti da botteghino e sulla vendita degli spettacoli dal 10% al 4%&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima richiesta non necessita di copertura economica e per la seconda sarebbe sufficiente aumentare l'aliquota IVA dell'editoria pornografica dal 4% al 10%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se queste richieste urgenti non venissero accolte il Governo dovrà rendere conto non solo ai 30.000 disoccupati del nostro settore, ma anche a molti altri, che in massa si riverseranno, come mine vaganti, nel mondo del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo a voi di considerare questa battaglia anche una vostra battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paese che si rifiuta di investire nella cultura e nell’arte non risparmia ma diventa inevitabilmente più povero. Una comunità che va a teatro, al cinema, ai concerti e che legge, acquisisce sempre più strumenti per scegliere, partecipare e immaginare.&lt;br /&gt;E’ una comunità che si assume la responsabilità diretta della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse l’arte non è la cosa più importante al mondo ma provate a immaginare un mondo senza arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Unione Regionale AGIS del Lazio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-4674537884834234181?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/4674537884834234181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/03/27-marzo-2010-giornata-mondiale-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/4674537884834234181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/4674537884834234181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/03/27-marzo-2010-giornata-mondiale-del.html' title='27 MARZO 2010 GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/S61di3rF37I/AAAAAAAAACE/0aVlmjMAqyc/s72-c/Locandina-35x50-GMT.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-1958700063877061093</id><published>2010-01-08T07:53:00.000-08:00</published><updated>2010-01-08T07:54:36.979-08:00</updated><title type='text'>OLTRE LA CRISI . Dieci considerazioni per il teatro privato italiano.</title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 12"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 12"&gt;&lt;link style="font-family: georgia;" rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CFIORAV%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;link style="font-family: georgia;" rel="themeData" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CFIORAV%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_themedata.thmx"&gt;&lt;link style="font-family: georgia;" rel="colorSchemeMapping" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CFIORAV%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_colorschememapping.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt; 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Dieci considerazioni per il teatro privato italiano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; font-family: georgia;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; font-family: georgia;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Dopo la riunione del 23 novembre, che ha segnato un primo punto di incontro delle diverse associazioni del teatro privato, vorrei provare a sottolineare i diversi livelli, comportamentali,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;normativi e più profondamente strutturali, del cambiamento a cui stiamo assistendo da qualche anno e che ci costringe ad uscire dalle nostre abitudini professionali e associative.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; font-family: georgia;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;1)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Il primo è quello della ormai famosa lettera del ministro Bondi. Per la prima volta dal dopoguerra un ministro della repubblica dichiara pubblicamente di essersi pentito di aver messo una toppa al Fus e di aver pensato a leggi per il settore; evidentemente il settore non merita né le une né l’altra, con la curiosa motivazione che è rancoroso e servile, troppo orientato politicamente e quindi non degno di interventi pubblici. E’ una rottura profonda del linguaggio istituzionale, che non per nulla si è cercato di rattoppare in qualche modo con lo spot di Letta in televisione. La lettera rivela, al di là delle espressioni gratuite e non degne di un ministro, una concezione premoderna del ruolo e del rapporto tra l’amministrazione pubblica e il nostro settore; qui non stiamo parlando di mecenatismo, che l’artista si deve meritare col suo comportamento, qui stiamo parlando di sistema industriale, di funzione sociale del lavoro artistico, di un’economia che contribuisce con i propri specifici mezzi al benessere collettivo. Che c’entra il servilismo, vero o supposto, degli artisti con tutto questo? Il sospetto che viene è che in realtà si mettano le mani avanti per una futura contrazione dell’intervento pubblico, utile per non entrare in rotta di collisione con Tremonti e anche per dare un monito a un personale artistico riottoso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;2)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Inoltre, come tutti sanno, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;stiamo vivendo una delle peggiori annate dagli anni settanta a oggi, sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista dell’economia reale. Abbiamo avuto le commissioni a novembre e per la prima volta nella storia del dopoguerra abbiamo fatto le domande per il 2010 senza sapere quanto ci era stato assegnato nel 2009. I comuni italiani, che sostengono gran parte delle nostre attività, dopo il taglio dell’Ici, unito alle lentezze dei trasferimenti e ai problemi del patto di stabilità, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;hanno visto aggravarsi la propria situazione di cassa. Il pubblico fa fatica a spendere, ci segue con la consueta generosità ma non aumenta, perché non siamo in grado di mettere in opera tutte quelle attività di promozione, nella scuola, nella società &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;e nei media, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;che in una situazione sociale ed economica sfavorevole sarebbero necessarie ma sono anche costose. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: courier new;font-family:georgia;"  class="MsoListParagraph"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;3)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;La legge sul teatro, che viene ancora sbandierata dal ministro nella sua lettera, in realtà è a un punto morto, perché viene impallinata contemporaneamente dalle regioni e da alcune delle componenti politiche che l’hanno finora sostenuta. La conferenza delle regioni e delle province autonome ha scritto&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sei pagine di osservazioni sul testo della legge, che vale la pena di leggere con attenzione. Ma soprattutto è bloccato dal problema della copertura economica, che malgrado tutte le assicurazioni non è risolto. Come si può pensare infatti che ci sia copertura economica in una legge che non dispone neanche il passaggio del Fus dal capitolo spesa al capitolo investimento? Essendo diventata strada facendo uno zibaldone di tutto quello che si potrebbe fare nello spettacolo dal vivo, forse un suo ripensamento sarebbe anche opportuno, se non fosse che dentro quell’articolato ci sono molti interventi di carattere strutturale che noi abbiamo chiesto anche in altre sedi e che sono rimasti fermi in attesa dell’approvazione della legge; mi riferisco soprattutto ad alcuni provvedimenti di carattere fiscale, al riconoscimento del carattere di piccola e media impresa per le nostre attività, al tentativo di aprire una linea di credito agevolato. Tutto questo oggi non c’è e per la via della legislazione generale promette di non esserci per molto tempo. Forse bisognava insistere sul suggerimento che due anni fa abbiamo dato in commissione cultura della Camera, e cioè attivare piccoli canali legislativi sulle singole materie, in attesa di avere una legge quadro generale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;4)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Il risultato è che ci troviamo ad affrontare una situazione in cui non abbiamo a nostro favore né il mercato, impoverito dalla crisi, né le forze politiche, che non hanno più una dottrina costante in materia, né gli enti locali, che sono assorbiti dai propri problemi di sostentamento e di riordino delle competenze, né&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;leggi consolidate. Ecco perché la situazione di oggi è strutturalmente diversa da quelle che ci siamo trovati a vivere negli anni. Ecco perché dobbiamo anche noi dare un segno di discontinuità; in questa situazione, non ci dobbiamo aspettare niente che non derivi dalla nostra capacità di costringere gli interlocutori politici, economici, amministrativi a prendere atto non solo della nostra esistenza, ma della nostra volontà di raddrizzare la situazione. Ed è impensabile fare un lavoro di questo genere senza creare anche tra di noi consenso e una piattaforma comune. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: courier new;font-family:georgia;"  class="MsoListParagraph"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;5)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;La breve storia della legge Carlucci serve a farci capire la qualità diversa del lavoro che dobbiamo fare. Il punto di forza di questa legge, soprattutto agli occhi delle forze politiche, era il tentativo di creare uno snodo in cui stato e regioni potessero convivere e non confliggere. La descrizione del meccanismo elaborato dal legislatore, ancorchè piuttosto barocca, faceva presumere che ci fosse un accordo di fondo tra i vari livelli istituzionali della repubblica su come dividere le competenze. Invece alla prima verifica formale, vuoi che l’accordo non ci fosse, vuoi che sia stato smentito dalla parte regionale, ci siamo trovati con sei pagine di critiche da parte delle regioni che dicono chiaramente che con quel testo non si va lontani. Il punto è sempre quello politicamente più importante, cioè chi decide che cosa, chi ha competenza su che cosa, chi spende il denaro e per cosa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: courier new;font-family:georgia;"  class="MsoListParagraph"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;6)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Questo significa che oggi in Italia, che lo si voglia oppure no, che lo si giudichi una cosa sensata oppure no, il potere reale si è spostato e non risiede più unicamente nel governo e nel parlamento, ma per una parte nelle regioni e per un’altra nell’unione Europea. E quindi ogni sistema, ogni azione politica e sociale che prescinde da questa complessità è destinata ad arenarsi. Questo aspetto è per noi privati particolarmente rilevante, perché siamo per definizione meno istituzionali di altri settori e quindi meno protetti nel momento in cui si ristruttura l’ordinamento. Non è un caso, per esempio, che in alcune regioni, al momento di legiferare, si fa fatica a far passare il concetto che la norma regionale si deve occupare non solo delle istituzioni, non solo delle onlus e delle associazioni culturali, ma anche, vorrei dire soprattutto, del sistema delle imprese, che sono il tessuto connettivo del nostro mestiere. Mi sono studiato, recentemente, nove leggi regionali sullo spettacolo dal vivo, che tutelano evidentemente in primo luogo i propri organismi regionali e gli organismi pubblici cofinanziati dallo stato e dai comuni. Chi si preoccupa in questo momento di studiare il diverso comportamento nei confronti delle attività private e possibilmente di renderlo omogeneo da regione a regione? Questo è un problema del teatro privato, che non ha gli enti locali nei propri consigli di amministrazione e di conseguenza è da essi meno conosciuto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: courier new;font-family:georgia;"  class="MsoListParagraph"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;7)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;. Tutti quanti ricordiamo il sistema che abbiamo ereditato dalla generazione precedente alla&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;nostra, con un Eti che fungeva da agenzia pubblica su tutto il territorio nazionale e il ministero come unico erogatore di denaro pubblico. Tutto questo oggi non esiste più; il sistema organizzativo sul territorio si è fatto estremamente più complesso, tant’è vero che non c’è quasi compagnia italiana che non sconti delle difficoltà nuove e diverse nella distribuzione; le risorse, anche se si fa un gran parlare del Fus, sono cambiate; è stato calcolato che, dal 1990 ad oggi, per ogni euro di sovvenzione del Fus le imprese sono passate da 42 centesimi a 1,74&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;euro di introito relativo ai&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;biglietti del pubblico e ad altre forme di finanziamento privato; che, dove le risorse degli enti locali nel 1990 equivalevano a mala pena a quelle dello stato, oggi contano più di quattro volte quelle del Fus. Il Fus insomma, che è la croce e il feticcio di tutti i dibattiti sul finanziamento alla cultura, oggi conta per il 15% delle risorse totali, secondo i calcoli dei nostri economisti. Questo non vuol dire che dobbiamo abbandonarne la difesa; il Fus può essere il volano del sistema, anche perché è uno dei pochi strumenti che ha regole certe e codificate, che possono servire da matrice e da collegamento per tutte le altre; semplicemente vuol dire che lo si difende meglio se sappiamo collocarlo nel contesto reale e non in uno immaginario. Soprattutto vuol dire che il finanziamento dell’impresa culturale oggi va organizzato sui diversi fronti e che bisogna essere consapevoli che si sta creando un sistema complesso e con molte facce. Per esempio le risorse, che gli studiosi di economia ci dicono essere così rilevanti, debbono emergere alla luce del sole ed essere qualificate, perché attualmente sfuggono sia a una contabilizzazione minuziosa che soprattutto ai criteri di erogazioni certi, equi e di pubblico dominio. Il Fus ha molti difetti, ma ha una tradizione che ne difende in qualche modo la trasparenza; la spesa degli enti locali è molto più consistente, ma sfugge sia ai criteri certificati che alla trasparenza; i fondi europei, che sono certificati e trasparenti, sono spesso per la platea delle nostre imprese di difficile raggiungimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;8)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;Quindi dobbiamo, soprattutto noi privati, imparare a organizzare un sistema complesso e multiforme di finanziamento delle nostre imprese; ed è qui che fa difetto la tradizionale e un po’ vecchia organizzazione delle nostre forze. Non si tratta infatti soltanto di avere una interlocuzione separata con i singoli livelli del sistema, comunale, regionale, statale, europeo; si tratta di avere la capacità di farli interloquire e interagire, di creare un sistema diverso, più complesso e partecipato. E’ impossibile, e qui vengo al punto, fare questo lavoro con lo strumento associativo che ognuno di noi si ritrova in mano. Non è un caso che, di fronte allo sfaldarsi del tradizionale sistema di riferimento stato – categorie, anche l’associazione tradizionale del teatro italiano abbia perso dei pezzi consistenti e si sia trovata in difficoltà. Non è un caso che sia per chi è rimasto dentro l’Agis che per chi ne è uscito, le cose siano mutate in modo significativo. Con la differenza che, per i settori più istituzionali, gli enti lirici e i teatri stabili pubblici, è relativamente semplice adeguarsi alla nuova realtà dei fatti, perché gli enti locali sono già presenti nei loro consigli di amministrazione e l’abitudine a frequentare l’Europa fa parte della loro tradizione di lavoro. Con tutto questo anche le organizzazioni associative di quei due settori hanno dovuto correre ai ripari, con più o meno fortuna. Le imprese del teatro privato, che sono nella più parte sconosciute a quei livelli istituzionali, non hanno saputo cogliere per tempo la novità della situazione e la loro relativa debolezza, sperando che l’assetto tradizionale in qualche modo le garantisse; il loro disagio si è tramutato più in una diaspora che in un programma di azione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;9)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Contemporaneamente e grazie a questo sfaldamento si è persa ogni capacità di organizzare una influente linea sindacale, che è la sostanza prima di ogni formula associativa. Oggi ci troviamo con un panorama associativo frantumato e perciò più debole di prima. Quello che dobbiamo fare è creare i presupposti di un’azione comune, di uno scambio costante di informazioni e di esperienze, in modo che in tutte le sedi, malgrado la diversità delle voci, vengano fatte le stesse richieste e posti gli stessi problemi, in attesa di ricostruire una forte federazione di tutto il teatro privato. Per quanto riguarda l’Agis un passo avanti è stato fatto nel momento in cui si è cominciato a lavorare su un modello associativo che ricomponesse la frattura tra istanze territoriali e istanze nazionali; il passaggio è avvenuto nel momento in cui è stato deciso di inserire nel documento di riforma dell’Agis un articolo che dice, testualmente: “L’Agis si articola anche su base regionale. Tenuto conto che l’articolazione della repubblica per il processo di federalismo in atto si esprime attualmente in gran parte anche attraverso gli organismi regionali e locali, che investono ormai cospicue risorse, spesso superiori a quelle del Fus, nel settore del cinema e dello spettacolo dal vivo, si sostiene la possibilità di prevedere una articolazione anche su base regionale per i comparti o le associazioni nazionali che ne facciano richiesta. Di conseguenza si prevede la possibilità, anche in vista di una futura riorganizzazione dei settori, di una gestione autonoma e concordata delle quote ripartite tra sede nazionale e sedi regionali, laddove attive e operative.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt;10)&lt;span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-size:7;" &gt;              &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Che cosa vuol dire questo, in concreto? Che la parte del teatro privato che attualmente è associata all’Agis ha dato finalmente un segnale di cambiamento che vale non solo per i suoi associati, ma per tutto il teatro privato italiano; che le due associazioni esistenti devono trovare la forza di rifondarsi e di offrirsi come interlocutore interessante a quella parte che non è associata o ha ritenuto giusto associarsi in un modo diverso. Le caratteristiche del nuovo organismo dovrebbero essere la capacità di federare sia la produzione che l’esercizio privati, di conquistarsi una concreta autonomia gestionale in seno alla casa madre Agis, di avere un progetto sindacale evoluto, credibile e sviluppato nel tempo, senza il quale è inutile fare lavoro associativo; di avere un progetto territoriale che sostenga ed elabori le strategie nazionali. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; font-family: courier new;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-1958700063877061093?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/1958700063877061093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/01/oltre-la-crisi-dieci-considerazioni-per_917.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1958700063877061093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1958700063877061093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/01/oltre-la-crisi-dieci-considerazioni-per_917.html' title='OLTRE LA CRISI . Dieci considerazioni per il teatro privato italiano.'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-2372192973421480470</id><published>2010-01-08T07:47:00.001-08:00</published><updated>2010-01-08T07:47:54.637-08:00</updated><title type='text'>Siamo tutti farabutti. Seconda parte  16.11.09</title><content type='html'>Il ministro Bondi, quello che più di tutti gli altri dovrebbe avere a cuore e difendere il lavoro della gente dello spettacolo, si è preso la briga di scrivere a freddo una lettera per insultare i propri amministrati. Ora, lasciando perdere il fatto che è sempre cattiva politica quella di insultare i cittadini per cui si lavora, io credo che bisogna prendere sul serio e alla lettera quanto dicono gli altri, perché rivela non solo lo stato d’animo del momento, magari anche di legittimo disappunto, ma un non detto che ai miei occhi è la cosa più interessante. Quando il ministro si dichiara pentito “di aver previsto leggi che non contempleranno più l’accattonaggio dell’artista al politico” e “di aver reintegrato il Fus piuttosto che destinare quei fondi al patrimonio storico” dice due cose inesatte (perché tutte queste leggi per lo spettacolo dal vivo ancora non le abbiamo viste e perché il famoso reintegro è una toppa che lascia sempre il Fus mezzo azzoppato), ma soprattutto rivela una mentalità premoderna rispetto al ruolo che ricopre. Un ministro non è un mecenate che decide o non decide di fare elargizioni e Bondi non è papa Barberini che ha a che fare con uno stizzoso Bernini; un ministro moderno è o dovrebbe essere un uomo che si confronta col sistema produttivo di sua competenza, riconoscendogli dignità sociale e diritti e doveri adeguati. In altre parole il problema non è quello dell’elargizione, ma quello del riconoscimento di aver di fronte un sistema sociale appunto e non degli individui bisognosi. Il ministro Bondi, e il governo a cui appartiene, deve dire non se ritiene personalmente opportuno finanziare questo o quell’artista più o meno servile, ma se ritiene di avere a che fare con un settore produttivo adeguato alla società in cui viviamo. Io personalmente credo che gli artisti italiani dello spettacolo siano lavoratori socialmente utili, almeno tanto quanto quelli che questo governo ha finanziato così volentieri in Sicilia (Lsu siciliani, 100 milioni di euro); che essi facciano onore all’Italia nel mondo, da Ronconi a Tornatore a Muti al mio amico Francesco Zecca che nessuno ancora conosce ma che nondimeno è uno splendido attore; che gli artisti alle volte sono anche servili, perché sono più consapevoli di altri della precarietà della loro posizione, ma in compenso sanno regalare ai loro simili emozioni importanti per la loro esistenza e per la loro coesione sociale, cosa che non sempre la politica sa fare. Ma la vera questione, quella che è implicita nella lettera del ministro Bondi,  è se questo governo è convinto o no di avere a che fare con un sistema produttivo e artistico adeguato e utile per il paese in cui viviamo: se pensa di no, lo dica chiaramente e affronti le conseguenze di questa sua convinzione.  &lt;br /&gt;A meno che non sia tutto molto più semplice: il ministro sa di non avere le risorse per il 2010, mette le mani avanti e se la prende con noi anziché con Tremonti. E’ più facile e si fa prima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-2372192973421480470?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/2372192973421480470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/01/siamo-tutti-farabutti-seconda-parte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2372192973421480470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2372192973421480470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/01/siamo-tutti-farabutti-seconda-parte.html' title='Siamo tutti farabutti. Seconda parte  16.11.09'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-287452535238868184</id><published>2010-01-08T07:39:00.000-08:00</published><updated>2010-01-08T07:52:45.344-08:00</updated><title type='text'>OLTRE LA CRISI . Dieci considerazioni per il teatro privato italiano.</title><content type='html'>Dopo la riunione del 23 novembre, che ha segnato un primo punto di incontro delle diverse associazioni del teatro privato, vorrei provare a sottolineare i diversi livelli, comportamentali,  normativi e più profondamente strutturali, del cambiamento a cui stiamo assistendo da qualche anno e che ci costringe ad uscire dalle nostre abitudini professionali e associative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Il primo è quello della ormai famosa lettera del ministro Bondi. Per la prima volta dal dopoguerra un ministro della repubblica dichiara pubblicamente di essersi pentito di aver messo una toppa al Fus e di aver pensato a leggi per il settore; evidentemente il settore non merita né le une né l’altra, con la curiosa motivazione che è rancoroso e servile, troppo orientato politicamente e quindi non degno di interventi pubblici. E’ una rottura profonda del linguaggio istituzionale, che non per nulla si è cercato di rattoppare in qualche modo con lo spot di Letta in televisione. La lettera rivela, al di là delle espressioni gratuite e non degne di un ministro, una concezione premoderna del ruolo e del rapporto tra l’amministrazione pubblica e il nostro settore; qui non stiamo parlando di mecenatismo, che l’artista si deve meritare col suo comportamento, qui stiamo parlando di sistema industriale, di funzione sociale del lavoro artistico, di un’economia che contribuisce con i propri specifici mezzi al benessere collettivo. Che c’entra il servilismo, vero o supposto, degli artisti con tutto questo? Il sospetto che viene è che in realtà si mettano le mani avanti per una futura contrazione dell’intervento pubblico, utile per non entrare in rotta di collisione con Tremonti e anche per dare un monito a un personale artistico riottoso.&lt;br /&gt;2) Inoltre, come tutti sanno,  stiamo vivendo una delle peggiori annate dagli anni settanta a oggi, sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista dell’economia reale. Abbiamo avuto le commissioni a novembre e per la prima volta nella storia del dopoguerra abbiamo fatto le domande per il 2010 senza sapere quanto ci era stato assegnato nel 2009. I comuni italiani, che sostengono gran parte delle nostre attività, dopo il taglio dell’Ici, unito alle lentezze dei trasferimenti e ai problemi del patto di stabilità,  hanno visto aggravarsi la propria situazione di cassa. Il pubblico fa fatica a spendere, ci segue con la consueta generosità ma non aumenta, perché non siamo in grado di mettere in opera tutte quelle attività di promozione, nella scuola, nella società  e nei media,  che in una situazione sociale ed economica sfavorevole sarebbero necessarie ma sono anche costose. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) La legge sul teatro, che viene ancora sbandierata dal ministro nella sua lettera, in realtà è a un punto morto, perché viene impallinata contemporaneamente dalle regioni e da alcune delle componenti politiche che l’hanno finora sostenuta. La conferenza delle regioni e delle province autonome ha scritto  sei pagine di osservazioni sul testo della legge, che vale la pena di leggere con attenzione. Ma soprattutto è bloccato dal problema della copertura economica, che malgrado tutte le assicurazioni non è risolto. Come si può pensare infatti che ci sia copertura economica in una legge che non dispone neanche il passaggio del Fus dal capitolo spesa al capitolo investimento? Essendo diventata strada facendo uno zibaldone di tutto quello che si potrebbe fare nello spettacolo dal vivo, forse un suo ripensamento sarebbe anche opportuno, se non fosse che dentro quell’articolato ci sono molti interventi di carattere strutturale che noi abbiamo chiesto anche in altre sedi e che sono rimasti fermi in attesa dell’approvazione della legge; mi riferisco soprattutto ad alcuni provvedimenti di carattere fiscale, al riconoscimento del carattere di piccola e media impresa per le nostre attività, al tentativo di aprire una linea di credito agevolato. Tutto questo oggi non c’è e per la via della legislazione generale promette di non esserci per molto tempo. Forse bisognava insistere sul suggerimento che due anni fa abbiamo dato in commissione cultura della Camera, e cioè attivare piccoli canali legislativi sulle singole materie, in attesa di avere una legge quadro generale. &lt;br /&gt;4) Il risultato è che ci troviamo ad affrontare una situazione in cui non abbiamo a nostro favore né il mercato, impoverito dalla crisi, né le forze politiche, che non hanno più una dottrina costante in materia, né gli enti locali, che sono assorbiti dai propri problemi di sostentamento e di riordino delle competenze, né  leggi consolidate. Ecco perché la situazione di oggi è strutturalmente diversa da quelle che ci siamo trovati a vivere negli anni. Ecco perché dobbiamo anche noi dare un segno di discontinuità; in questa situazione, non ci dobbiamo aspettare niente che non derivi dalla nostra capacità di costringere gli interlocutori politici, economici, amministrativi a prendere atto non solo della nostra esistenza, ma della nostra volontà di raddrizzare la situazione. Ed è impensabile fare un lavoro di questo genere senza creare anche tra di noi consenso e una piattaforma comune. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) La breve storia della legge Carlucci serve a farci capire la qualità diversa del lavoro che dobbiamo fare. Il punto di forza di questa legge, soprattutto agli occhi delle forze politiche, era il tentativo di creare uno snodo in cui stato e regioni potessero convivere e non confliggere. La descrizione del meccanismo elaborato dal legislatore, ancorchè piuttosto barocca, faceva presumere che ci fosse un accordo di fondo tra i vari livelli istituzionali della repubblica su come dividere le competenze. Invece alla prima verifica formale, vuoi che l’accordo non ci fosse, vuoi che sia stato smentito dalla parte regionale, ci siamo trovati con sei pagine di critiche da parte delle regioni che dicono chiaramente che con quel testo non si va lontani. Il punto è sempre quello politicamente più importante, cioè chi decide che cosa, chi ha competenza su che cosa, chi spende il denaro e per cosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) Questo significa che oggi in Italia, che lo si voglia oppure no, che lo si giudichi una cosa sensata oppure no, il potere reale si è spostato e non risiede più unicamente nel governo e nel parlamento, ma per una parte nelle regioni e per un’altra nell’unione Europea. E quindi ogni sistema, ogni azione politica e sociale che prescinde da questa complessità è destinata ad arenarsi. Questo aspetto è per noi privati particolarmente rilevante, perché siamo per definizione meno istituzionali di altri settori e quindi meno protetti nel momento in cui si ristruttura l’ordinamento. Non è un caso, per esempio, che in alcune regioni, al momento di legiferare, si fa fatica a far passare il concetto che la norma regionale si deve occupare non solo delle istituzioni, non solo delle onlus e delle associazioni culturali, ma anche, vorrei dire soprattutto, del sistema delle imprese, che sono il tessuto connettivo del nostro mestiere. Mi sono studiato, recentemente, nove leggi regionali sullo spettacolo dal vivo, che tutelano evidentemente in primo luogo i propri organismi regionali e gli organismi pubblici cofinanziati dallo stato e dai comuni. Chi si preoccupa in questo momento di studiare il diverso comportamento nei confronti delle attività private e possibilmente di renderlo omogeneo da regione a regione? Questo è un problema del teatro privato, che non ha gli enti locali nei propri consigli di amministrazione e di conseguenza è da essi meno conosciuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) . Tutti quanti ricordiamo il sistema che abbiamo ereditato dalla generazione precedente alla  nostra, con un Eti che fungeva da agenzia pubblica su tutto il territorio nazionale e il ministero come unico erogatore di denaro pubblico. Tutto questo oggi non esiste più; il sistema organizzativo sul territorio si è fatto estremamente più complesso, tant’è vero che non c’è quasi compagnia italiana che non sconti delle difficoltà nuove e diverse nella distribuzione; le risorse, anche se si fa un gran parlare del Fus, sono cambiate; è stato calcolato che, dal 1990 ad oggi, per ogni euro di sovvenzione del Fus le imprese sono passate da 42 centesimi a 1,74  euro di introito relativo ai  biglietti del pubblico e ad altre forme di finanziamento privato; che, dove le risorse degli enti locali nel 1990 equivalevano a mala pena a quelle dello stato, oggi contano più di quattro volte quelle del Fus. Il Fus insomma, che è la croce e il feticcio di tutti i dibattiti sul finanziamento alla cultura, oggi conta per il 15% delle risorse totali, secondo i calcoli dei nostri economisti. Questo non vuol dire che dobbiamo abbandonarne la difesa; il Fus può essere il volano del sistema, anche perché è uno dei pochi strumenti che ha regole certe e codificate, che possono servire da matrice e da collegamento per tutte le altre; semplicemente vuol dire che lo si difende meglio se sappiamo collocarlo nel contesto reale e non in uno immaginario. Soprattutto vuol dire che il finanziamento dell’impresa culturale oggi va organizzato sui diversi fronti e che bisogna essere consapevoli che si sta creando un sistema complesso e con molte facce. Per esempio le risorse, che gli studiosi di economia ci dicono essere così rilevanti, debbono emergere alla luce del sole ed essere qualificate, perché attualmente sfuggono sia a una contabilizzazione minuziosa che soprattutto ai criteri di erogazioni certi, equi e di pubblico dominio. Il Fus ha molti difetti, ma ha una tradizione che ne difende in qualche modo la trasparenza; la spesa degli enti locali è molto più consistente, ma sfugge sia ai criteri certificati che alla trasparenza; i fondi europei, che sono certificati e trasparenti, sono spesso per la platea delle nostre imprese di difficile raggiungimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) Quindi dobbiamo, soprattutto noi privati, imparare a organizzare un sistema complesso e multiforme di finanziamento delle nostre imprese; ed è qui che fa difetto la tradizionale e un po’ vecchia organizzazione delle nostre forze. Non si tratta infatti soltanto di avere una interlocuzione separata con i singoli livelli del sistema, comunale, regionale, statale, europeo; si tratta di avere la capacità di farli interloquire e interagire, di creare un sistema diverso, più complesso e partecipato. E’ impossibile, e qui vengo al punto, fare questo lavoro con lo strumento associativo che ognuno di noi si ritrova in mano. Non è un caso che, di fronte allo sfaldarsi del tradizionale sistema di riferimento stato – categorie, anche l’associazione tradizionale del teatro italiano abbia perso dei pezzi consistenti e si sia trovata in difficoltà. Non è un caso che sia per chi è rimasto dentro l’Agis che per chi ne è uscito, le cose siano mutate in modo significativo. Con la differenza che, per i settori più istituzionali, gli enti lirici e i teatri stabili pubblici, è relativamente semplice adeguarsi alla nuova realtà dei fatti, perché gli enti locali sono già presenti nei loro consigli di amministrazione e l’abitudine a frequentare l’Europa fa parte della loro tradizione di lavoro. Con tutto questo anche le organizzazioni associative di quei due settori hanno dovuto correre ai ripari, con più o meno fortuna. Le imprese del teatro privato, che sono nella più parte sconosciute a quei livelli istituzionali, non hanno saputo cogliere per tempo la novità della situazione e la loro relativa debolezza, sperando che l’assetto tradizionale in qualche modo le garantisse; il loro disagio si è tramutato più in una diaspora che in un programma di azione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9)  Contemporaneamente e grazie a questo sfaldamento si è persa ogni capacità di organizzare una influente linea sindacale, che è la sostanza prima di ogni formula associativa. Oggi ci troviamo con un panorama associativo frantumato e perciò più debole di prima. Quello che dobbiamo fare è creare i presupposti di un’azione comune, di uno scambio costante di informazioni e di esperienze, in modo che in tutte le sedi, malgrado la diversità delle voci, vengano fatte le stesse richieste e posti gli stessi problemi, in attesa di ricostruire una forte federazione di tutto il teatro privato. Per quanto riguarda l’Agis un passo avanti è stato fatto nel momento in cui si è cominciato a lavorare su un modello associativo che ricomponesse la frattura tra istanze territoriali e istanze nazionali; il passaggio è avvenuto nel momento in cui è stato deciso di inserire nel documento di riforma dell’Agis un articolo che dice, testualmente: “L’Agis si articola anche su base regionale. Tenuto conto che l’articolazione della repubblica per il processo di federalismo in atto si esprime attualmente in gran parte anche attraverso gli organismi regionali e locali, che investono ormai cospicue risorse, spesso superiori a quelle del Fus, nel settore del cinema e dello spettacolo dal vivo, si sostiene la possibilità di prevedere una articolazione anche su base regionale per i comparti o le associazioni nazionali che ne facciano richiesta. Di conseguenza si prevede la possibilità, anche in vista di una futura riorganizzazione dei settori, di una gestione autonoma e concordata delle quote ripartite tra sede nazionale e sedi regionali, laddove attive e operative.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10)  Che cosa vuol dire questo, in concreto? Che la parte del teatro privato che attualmente è associata all’Agis ha dato finalmente un segnale di cambiamento che vale non solo per i suoi associati, ma per tutto il teatro privato italiano; che le due associazioni esistenti devono trovare la forza di rifondarsi e di offrirsi come interlocutore interessante a quella parte che non è associata o ha ritenuto giusto associarsi in un modo diverso. Le caratteristiche del nuovo organismo dovrebbero essere la capacità di federare sia la produzione che l’esercizio privati, di conquistarsi una concreta autonomia gestionale in seno alla casa madre Agis, di avere un progetto sindacale evoluto, credibile e sviluppato nel tempo, senza il quale è inutile fare lavoro associativo; di avere un progetto territoriale che sostenga ed elabori le strategie nazionali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-287452535238868184?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/287452535238868184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/01/oltre-la-crisi-dieci-considerazioni-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/287452535238868184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/287452535238868184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2010/01/oltre-la-crisi-dieci-considerazioni-per.html' title='OLTRE LA CRISI . Dieci considerazioni per il teatro privato italiano.'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-6829389199108784350</id><published>2009-09-18T05:53:00.000-07:00</published><updated>2009-09-18T06:06:10.142-07:00</updated><title type='text'>Siamo tutti farabutti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/SrOFvI0GWwI/AAAAAAAAAB0/DCSM2YTgtRg/s1600-h/brunetta.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 180px; height: 122px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/SrOFvI0GWwI/AAAAAAAAAB0/DCSM2YTgtRg/s200/brunetta.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5382793024504224514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sono convinto che dobbiamo essere riconoscenti al ministro Brunetta, perché finalmente qualcuno dell’attuale classe dirigente ci ha detto cosa pensa di noi e ci ha dimostrato quello che dentro di noi abbiamo sempre saputo, cioè che in questi anni si è fatto un uso “punitivo” del Fus, per tenere a bada una categoria di persone che ancora non si sono volute adeguare e che quindi risultano estranee, prima ancora che a un indirizzo politico, a un modo di essere e di pensare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ isolato, Brunetta, in questo atteggiamento? Apparentemente sì, perché ministro e sottosegretario ai Beni Culturali hanno preso le distanze; nella sostanza io penso di no, perché attorno alla miserabile questione del Fus si è giocata in questi mesi una partita sotterranea piuttosto dura e non è detto che alla fine prevalga la linea di quelli che vogliono conservare un rapporto decente tra la società dello spettacolo e l’attuale governo. Quando il sottosegretario Giro dice, in una conferenza stampa a Venezia, che il Governo spende e quindi vuol contare di più (l’ho sentito con le mie orecchie), non esprime forse in toni più pacati lo stesso tipo di pressione che Brunetta esprime in toni più villani? E la lettera di Bondi al Corriere non trasuda, forse involontariamente, lo stesso disprezzo e lo stesso disagio di Brunetta? E gli attacchi quotidiani del Presidente del Consiglio non tendono a farci sentire tutti ugualmente “farabutti”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro Brunetta, passata la sfuriata provocatoria, passa poi a precisare che in realtà lui pensa che sia bene liberare la cultura dello spettacolo, da sempre asservita alla sinistra,  dalle ingerenze della politica. Se ci fosse un solo segno in questa direzione, staremmo tutti ad applaudirlo; ma forse Brunetta dimentica che se ci sono sprechi, nel mondo dello spettacolo, sono quasi tutti ascrivibili all’impadronimento quotidiano che la politica, di destra e di sinistra, fa del nostro settore per crearsi un’area di consenso. Gli sprechi ci sono negli enti lirici, è vero, ma non sarà che il personale di quegli enti è ipertrofico e sovra pagato perché negli anni si è creato un sistema di clientele che nulla aveva a che fare con la buona gestione aziendale? E’ solo colpa degli artisti e dei sovrintendenti o magari c’entrano anche i sindacati di destra e di sinistra, i partiti politici di destra e di sinistra, i sindaci, i presidenti di regione e compagnia cantando? E’ un caso che nel teatro di prosa, il più virtuoso forse dei settori dello spettacolo, man mano che ci si avvicina alla gestione pubblica e condizionata dalle scelte politiche la virtù evapora? E infine nel cinema, che viene additato come il sistema più scandaloso perché in realtà è percepito come il più pericoloso, cosa ha fatto questa classe dirigente, nei cinque anni di governo ininterrotto, per rimediare alle evidenti storture che ora vengono denunciate?&lt;br /&gt;Gli sprechi ci sono, ma non è un buon motivo per mortificare un intero settore dell’industria culturale; sarebbe come dire che, siccome la politica molto spreca, la sua presenza e la sua funzione andrebbero annullate nel nostro paese. Gli sprechi ci sono, ma ci sarebbero anche, in attesa di leggi che la politica non riesce a definire,  norme e automatismi che permettono comportamenti un pochino più virtuosi; guarda caso, queste norme e questi automatismi sono rimasti sempre parzialmente applicati, perché si è voluto favorire il rapporto diretto tra la gestione politica e la conduzione artistica e aziendale delle imprese dello spettacolo. Come mai i giornali fanno scandalo, giustamente, di film che hanno incamerato molto dalla mano pubblica e incassato poco al botteghino, e nessuno ha citato, scelgo tra mille casi, la delibera varata dal Consiglio Comunale di Roma il 12 di agosto, in cui si stanziavano due milioni e mezzo di euro per attività folcloristiche e culturali non meglio precisate, erogate a 72 associazioni che hanno fatto tutte domanda nello stesso giorno, il 16 di marzo?&lt;br /&gt;Mi rendo conto che rinfacciandosi i singoli, anche se clamorosi, episodi non si va lontano, ma un punto da cui ripartire bisogna pur trovarlo: ed è il riconoscimento che il sistema culturale di un paese moderno è una questione complessa e delicata, che ha bisogno dell’apporto economico della comunità e dell’ingegno, dei capitali e del lavoro dei singoli; che lo snodo tra esigenze della collettività e attività dei singoli artisti è ancor più delicato, perché prevede dei punti di raccordo e dei momenti di estrema autonomia. In altre parole, la difficoltà è definire quanto sia necessario e coinvolgente il rapporto tra l’arte, la cultura in generale e la sua collettività di riferimento, anche politica, e quanto l’artista debba essere poi autonomo da condizionamenti e libero di inventare e criticare a beneficio di tutta la collettività. Su queste basi si può anche andare a braccetto con Brunetta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-6829389199108784350?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/6829389199108784350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/09/siamo-tutti-farabutti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/6829389199108784350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/6829389199108784350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/09/siamo-tutti-farabutti.html' title='Siamo tutti farabutti'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/SrOFvI0GWwI/AAAAAAAAAB0/DCSM2YTgtRg/s72-c/brunetta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-1845618824148450585</id><published>2009-09-16T06:51:00.000-07:00</published><updated>2009-09-16T06:55:07.941-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spettacoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='olimpici del teatro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tosca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la strada'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='premio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='venturiello'/><title type='text'>"La Strada" tre volte vincitore alla VII edizione del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro</title><content type='html'>Venerdì 11 settembre si è tenuta al Teatro Olimpico di Vicenza la cerimonia per la consegna dei premi ETI – Gli Olimpici del teatro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Contemporanea, con lo spettacolo LA STRADA diretto da Massimo Venturiello, ha vinto tutti e tre i premi per cui era stata candidata lo scorso 15 giugno:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;- Premio per il miglior spettacolo musicale, consegnato a Massimo Venturiello;&lt;br /&gt;- Premio per il migliore autore di musiche, consegnato a Germano Mazzocchetti;&lt;br /&gt;- Premio per i migliori costumi, consegnato a Sabrina Chiocchio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi premi confermano l’esito che lo spettacolo ha raccolto sul campo, nei teatri di tutta Italia; confortano chi ha lavorato per la sua realizzazione, tecnici e artisti; ci conferma, ed è per noi particolarmente piacevole, la stima che i colleghi e in genere tutto il mondo dello spettacolo ci hanno espresso nel corso di questo anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringraziamo per tutto questo Massimo Venturiello e Tosca che hanno lavorato con fantasia e passione allo spettacolo, Germano Mazzocchetti e Sabrina Chiocchio, che hanno meritatamente conquistato il loro premio, Alessandro Chiti, Fabrizio Angelini, Iuraj Saleri e tutti i nostri attori e tecnici; ringraziamo le giurie del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro, i direttori dei teatri che hanno accolto o accoglieranno il nostro spettacolo, il pubblico che ci ha sostenuto e che è la vera e sostanziale ragione del nostro lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spettacolo continua, si dice, e infatti “LA STRADA” riprenderà il suo cammino il 17 gennaio a Civitavecchia, per finire il 31 maggio al Teatro Manzoni di Milano: siamo sicuri che il consenso e l’attenzione cresceranno con il passare delle repliche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-1845618824148450585?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/1845618824148450585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/09/la-strada-tre-volte-vincitore-alla-vii.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1845618824148450585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1845618824148450585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/09/la-strada-tre-volte-vincitore-alla-vii.html' title='&quot;La Strada&quot; tre volte vincitore alla VII edizione del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-2406028944095974239</id><published>2009-06-19T11:09:00.000-07:00</published><updated>2009-06-19T11:14:24.996-07:00</updated><title type='text'>LA STRADA : 3 candidature per il "Premio ETI - Gli Olimpici del Teatro"</title><content type='html'>&lt;span class="testoSTANDARD style4"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.enteteatrale.it/thirdContent.asp?idLivello3=182&amp;amp;legatoA=24" target="_blank"&gt;&lt;img alt="" src="http://www.lacontemporanea.com/userfiles/image/olimpici2009/olimpici2004.jpg" border="0" vspace="5" width="215" height="135" hspace="5" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lunedì 15 giugno 2009 &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Al Teatro Valle di Roma, la giuria presieduta da Gianni Letta ha assegnato al nostro spettacolo &lt;a href="http://www.lacontemporanea.com/spettacoli/la_strada"&gt;LA STRADA&lt;/a&gt; con Massimo Venturiello e Tosca tre candidature al &lt;a href="http://www.enteteatrale.it/thirdContent.asp?idLivello3=182&amp;amp;legatoA=24"&gt;"Premio ETI - Gli Olimpici del Teatro"&lt;/a&gt;, rispettivamente per:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 51, 0);"&gt;1) Migliore commedia musicale originale&lt;br /&gt;2) Migliore autore di musiche&lt;br /&gt;3) Miglior costumi.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringraziamo Massimo Venturiello e Tosca che hanno lavorato con passione allo spettacolo, ringraziamo tutti i nostri attori e tecnici, ringraziamo la giuria del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro, i direttori dei teatri che hanno accolto o accoglieranno il nostro spettacolo e diamo appuntamento a tutti gli amici per la serata finale al Teatro Olimpico di Vicenza, l\'11 settembre 2009.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;Sergio Fantoni e Fioravante Cozzaglio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-2406028944095974239?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/2406028944095974239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/06/la-strada-3-candidature-per-il-premio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2406028944095974239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/2406028944095974239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/06/la-strada-3-candidature-per-il-premio.html' title='LA STRADA : 3 candidature per il &quot;Premio ETI - Gli Olimpici del Teatro&quot;'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-8864648681784842329</id><published>2009-03-03T03:24:00.000-08:00</published><updated>2009-03-03T06:21:05.287-08:00</updated><title type='text'>"La Commedia di Candido" a Monfalcone.</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Proponiamo due recenti articoli a commento del nostro spettacolo "La Commedia di Candido".&lt;br /&gt;Per maggiori informazioni &lt;a href="http://www.lacontemporanea.com/"&gt;www.lacontemporanea.com&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PICCOLO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sabato 28 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roberto Canziani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Ottavia Piccolo, la vera amica dei filosofi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Diverte la “Commedia di Candido”, grazie anche alla regia di Sergio Fantoni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Qualche anno fa, era arrivata al Comunale con le ventate di una commedia spiritosa, in cui era protagonista assieme al filosofo Diderot. Ottavia Piccolo è tornata adesso a Monfalcone. Ha cambiato ovviamante commedia, ma si è tenuta il filosofo. Anzi, ne ha aggiunti altri tre stavolta. Accanto a Diderot, anche Voltaire, Rousseau e D’Alembert.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;“La commedia di Candido” è in nuovo, divertentissimo lavoro teatrale, che fa davvero di Ottavia Piccolo …l’amica dei filosofi. Regista è Sergio Fantoni, a scrivere il testo è stato il trentaquattrenne pluripremiato Stefano Massini. Approfittando del fatto che saranno presto 250 anni da quando Voltaire scrisse “Candido” , un libro in cui il pensatore se la prendeva veramente con tutti – i colleghi filosofi, l’arroganza dei militari, l’ipocrisia degli uomini di Chiesa – Massini si è divertito a inventare un congegno che porta in palcoscenico i maestri francesi della filosofia del ‘700, a cominciare da un Diderot petulante e capzioso. Poco male, perché D’Alembert è un avvinazzato che fa fatica a reggersi in piedi, Rousseau ha l’aspetto di uno spaventapasseri che da mesi non vede sapone e Voltaire è un sofisticato Viveur, celebre soprattutto per le principesche colazioni.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;A tutti loro fa visita una misteriosa dama. Ma con uno si finge cameriera, con l’altro è una medichessa, e al terzo si presenta vestita da aristocratica.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Scopriremo che si tratta di un’attrice, ruolo nel quale la Piccolo infila una batteria di trovate che la rendono ancora più simpatica di quanto naturalmente è. Sorpresa della serata sono le spassose caricature che Vittorio Viviani fa dei filosofi convocati nella commedia, mettendoci dentro il sapore delle battute che furono di Totò, Eduardo o Dario Fo e un’interpretazione a strascico, come Carlo Cecchi. Risate incalcolabili.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;MESSAGGERO VENETO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sabato 28 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mario Brandolin&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(153, 51, 0);"&gt;Meschinerie e farsa attorno al “Candido”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(153, 51, 0);"&gt;Gran teatro con Ottavia Piccolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Non erano proprio dei campioni di ragionevolezza gli illuminati Padri dell’età dei lumi! Soggetti piuttosto alle meschinerie dell’invidia, cedevolissimi alle mutevolezze dell’oscuro sentire, agli imprevisti dell’umor nero, rancorosi coi colleghi, gelosi dei successi altrui e altre poco illuminate piacevolezze… Almeno così ce li racconta il giovane fiorentino Stefano Massini nel suo ultimo lavoro teatrale, La commedia di Candido, per due sere al Teatro Comunale di Monfalcone.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;La commedia, che spesso vira piacevolmente nei toni nei toni irriverenti e spassosi della farsa, si sviluppa come “avventura teatrale di una gran dama, tre grandi e un libro, ( con tutto lo scompiglio che seguì)”, così il sottotitolo. La dama è un’attrice in cerca di occupazione, i tre grandi sono Diderot, Rousseau e Voltaire, il libro è “Candido” di Voltaire. Ed è proprio attorno a quest’ultimo, considerato tra i testi del ‘700 uno dei più attuali , moderni e “cattivi” per come tratta la società del suo tempo, che si scatena il gioco scenico allestito da Massini con ironia e intelligenza, con buona dose di scaltrezza e furbizia drammaturgica, assemblando il dato storico con l’invenzione più libera. Augustine, così la protagonista, attrice un poco in disarmo, tenta di riciclarsi come cameriera in casa Diderot, che stressato dalla moglie decide di licenziarla. Arriva però D’Alembert, piuttosto alticcio, che inquieta Diderot con la storia di un libro, “Candido” appunto, nel quale ci sarebbe un gran mal dire di tutti, e dei filosofi in particolare. Copie di pagine del libro sarebbero nelle mani di Rousseau, che, guarda caso, è ben conosciuto da Augustine, che dietro lauta ricompensa dei due enciclopedisti si incarica di scoprire di più di questo pericoloso libello.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Arriva così a Ginevra da Rousseau, misantropo come pochi e come non mai, scopre quello che deve scoprire e già che c’è si presenta da Voltaire, sotto spoglie di gran dama dei Lumi. Qui, alla fine, con un escamotage salverà proprio Voltaire da sicura prigione, visto che il suo “Candido”, accusato di blasfemia e sovversivismo, non risparmia la religione istituzioni come l’esercito. E in realtà per molto tempo, proprio a causa dello scandalo che il libro suscitò, Voltaire non lo riconobbe come suo, ma di un tale “dottor Ralph tedesco”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Ora lo spettacolo che il regista Fantoni ne ha tratto, nella luminosità di una scena semplice ed essenziale e nei costumi fantasiosi e sgargianti di Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi, si fa forte dell’interpretazione di una scatenata Ottavia Piccolo, autoironica e assai divertita e perciò contagiosa e irresistibile, nel triplice ruolo di Augustine: ora serva dispensatrice di saggezza popolaresca per Diderot, ora speziale trombone per le ipocondrie di Rousseau, ora polposissima gran dama per lo snobismo di Voltaire e di quella di Vittorio Viviani, che dei tre grandi illuminati ci regala belle caratterizzazioni, appoggiandosi a godibilissime invenzioni che rimandano all’arte comica di Eduardo, piuttosto che alla maschera di Totò o alla svagatezza nevrotica di Carlo Cecchi. Con loro molto calorosamente applauditi dal pubblico, anche Massimiliano Giovanetti, D’Alembert col naso rosso da ubriacone e gesuita che minaccia il rogo; Natalia Magni che si triplica nelle vesti comprensibilmente agitate delle tre mogli; Alessandro Pazzi, un generale guerrafondaio di quelli armiamoci e partite, e ancora nel ruolo di due pimpanti servette, quelle che sottraggono e fanno girare i fogli manoscritti del “Candido”, Francesca Farcomeni e Desirèe Giorgetti. Uno spettacolo che auspicabilmente rivedremo, e lo faremo volentieri, la prossima stagione in regione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-8864648681784842329?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/8864648681784842329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/03/la-commedia-di-candido-monfalcone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/8864648681784842329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/8864648681784842329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/03/la-commedia-di-candido-monfalcone.html' title='&quot;La Commedia di Candido&quot; a Monfalcone.'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-496539425801319791</id><published>2009-02-27T08:08:00.000-08:00</published><updated>2009-02-28T01:23:30.022-08:00</updated><title type='text'>Chi ha ragione?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vi proponiamo un confronto tra le due posizioni espresse, in merito al finanziamento statale al teatro, da Alessandro Baricco (sulle pagine de "La Repubblica" )e da Alberto Francesconi (presidente dell'Agis, in una lettera al Presidente del Consiglio): CHI HA RAGIONE?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi tempi di crisi non si può più pensare che tutta la cultura&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt; sia finanziata con i fondi statali.&lt;br /&gt;L'intervento pubblico ha prodotto stagnazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Basta soldi pubblici al teatro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt; meglio puntare su scuola e tv&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;di ALESSANDRO BARICCO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sotto la lente della crisi economica, piccole crepe diventano enormi, nella ceramica di tante vite individuali, ma anche nel muro di pietra del nostro convivere civile. Una che si sta spalancando, non sanguinosa ma solenne, è quella che riguarda le sovvenzioni pubbliche alla cultura. Il fiume di denaro che si riversa in teatri, musei, festival, rassegne, convegni, fondazioni e associazioni. Dato che il fiume si sta estinguendo, ci si interroga. Si protesta. Si dibatte. Un commissariamento qui, un'indagine per malversazione là, si collezionano sintomi di un'agonia che potrebbe anche essere lunghissima, ma che questa volta non lo sarà. Sotto la lente della crisi economica, prenderà tutto fuoco, molto più velocemente di quanto si creda. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;In situazioni come queste, nei film americani puoi solo fare due cose: o scappi o pensi molto velocemente. Scappare è inelegante. Ecco il momento di pensare molto velocemente. Lo devono fare tutti quelli cui sta a cuore la tensione culturale del nostro Paese, e tutti quelli che quella situazione la conoscono da vicino, per averci lavorato, a qualsiasi livello. Io rispondo alla descrizione, quindi eccomi qui. In realtà mi ci vorrebbe un libro per dire tutto ciò che penso dell'intreccio fra denaro pubblico e cultura, ma pensare velocemente vuol dire anche pensare l'essenziale, ed è ciò che cercherò di fare qui. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Se cerco di capire cosa, tempo fa, ci abbia portato a usare il denaro pubblico per sostenere la vita culturale di un Paese, mi vengono in mente due buone ragioni. Prima: allargare il privilegio della crescita culturale, rendendo accessibili i luoghi e i riti della cultura alla maggior parte della comunità. Seconda: difendere dall'inerzia del mercato alcuni gesti, o repertori, che probabilmente non avrebbero avuto la forza di sopravvivere alla logica del profitto, e che tuttavia ci sembravano irrinunciabili per tramandare un certo grado di civiltà. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A queste due ragioni ne aggiungerei una terza, più generale, più sofisticata, ma altrettanto importante: la necessità che hanno le democrazie di motivare i cittadini ad assumersi la responsabilità della democrazia: il bisogno di avere cittadini informati, minimamente colti, dotati di principi morali saldi, e di riferimenti culturali forti. Nel difendere la statura culturale del cittadino, le democrazie salvano se stesse, come già sapevano i greci del quinto secolo, e come hanno perfettamente capito le giovani e fragili democrazie europee all'indomani della stagione dei totalitarismi e delle guerre mondiali. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Adesso la domanda dovrebbe essere: questi tre obbiettivi, valgono ancora? Abbiamo voglia di chiederci, con tutta l'onestà possibile, se sono ancora obbiettivi attuali? Io ne ho voglia. E darei questa risposta: probabilmente sono ancora giusti, legittimi, ma andrebbero ricollocati nel paesaggio che ci circonda. Vanno aggiornati alla luce di ciò che è successo da quando li abbiamo concepiti. Provo a spiegare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Prendiamo il primo obbiettivo: estendere il privilegio della cultura, rendere accessibili i luoghi dell'intelligenza e del sapere. Ora, ecco una cosa che è successa negli ultimi quindici anni nell'ambito dei consumi culturali: una reale esplosione dei confini, un'estensione dei privilegi, e un generale incremento dell'accessibilità. L'espressione che meglio ha registrato questa rivoluzione è americana: the age of mass intelligence, l'epoca dell'intelligenza di massa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Oggi non avrebbe più senso pensare alla cultura come al privilegio circoscritto di un'élite abbiente: è diventata un campo aperto in cui fanno massicce scorribande fasce sociali che da sempre erano state tenute fuori dalla porta. Quel che è importante è capire perché questo è successo. Grazie al paziente lavoro dei soldi pubblici? No, o almeno molto di rado, e sempre a traino di altre cose già successe. La cassaforte dei privilegi culturali è stata scassinata da una serie di cause incrociate: Internet, globalizzazione, nuove tecnologie, maggior ricchezza collettiva, aumento del tempo libero, aggressività delle imprese private in cerca di un'espansione dei mercati. Tutte cose accadute nel campo aperto del mercato, senza alcuna protezione specifica di carattere pubblico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Se andiamo a vedere i settori in cui lo spalancamento è stato più clamoroso, vengono in mente i libri, la musica leggera, la produzione audiovisiva: sono ambiti in cui il denaro pubblico è quasi assente. Al contrario, dove l'intervento pubblico è massiccio, l'esplosione appare molto più contratta, lenta, se non assente: pensate all'opera lirica, alla musica classica, al teatro: se non sono stagnanti, poco ci manca. Non è il caso di fare deduzioni troppo meccaniche, ma l'indizio è chiaro: se si tratta di eliminare barriere e smantellare privilegi, nel 2009, è meglio lasciar fare al mercato e non disturbare. Questo non significa dimenticare che la battaglia contro il privilegio culturale è ancora lontana dall'essere vinta: sappiamo bene che esistono ancora grandi caselle del Paese in cui il consumo culturale è al lumicino. Ma i confini si sono spostati. Chi oggi non accede alla vita culturale abita spazi bianchi della società che sono raggiungibili attraverso due soli canali: scuola e televisione. Quando si parla di fondi pubblici per la cultura, non si parla di scuola e di televisione. Sono soldi che spendiamo altrove. Apparentemente dove non servono più. Se una lotta contro l'emarginazione culturale è sacrosanta, noi la stiamo combattendo su un campo in cui la battaglia è già finita. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Secondo obbiettivo: la difesa di gesti e repertori preziosi che, per gli alti costi o il relativo appeal, non reggerebbero all'impatto con una spietata logica di mercato. Per capirci: salvare le regie teatrali da milioni di euro, La figlia del reggimento di Donizetti, il corpo di ballo della Scala, la musica di Stockhausen, i convegni sulla poesia dialettale, e così via. Qui la faccenda è delicata. Il principio, in sé, è condivisibile. Ma, nel tempo, l'ingenuità che gli è sottesa ha raggiunto livelli di evidenza quasi offensivi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il punto è: solo col candore e l'ottimismo degli anni Sessanta si poteva davvero credere che la politica, l'intelligenza e il sapere della politica, potessero decretare cos'era da salvare e cosa no. Se uno pensa alla filiera di intelligenze e saperi che porta dal ministro competente giù fino al singolo direttore artistico, passando per i vari assessori, siamo proprio sicuri di avere davanti agli occhi una rete di impressionante lucidità intellettuale, capace di capire, meglio di altri, lo spirito del tempo e le dinamiche dell'intelligenza collettiva? Con tutto il rispetto, la risposta è no. Potrebbero fare di meglio i privati, il mercato? Probabilmente no, ma sono convinto che non avrebbero neanche potuto fare di peggio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mi resta la certezza che l'accanimento terapeutico su spettacoli agonizzanti, e ancor di più la posizione monopolistica in cui il denaro pubblico si mette per difenderli, abbiano creato guasti imprevisti di cui bisognerebbe ormai prendere atto. Non riesco a non pensare, ad esempio, che l'insistita difesa della musica contemporanea abbia generato una situazione artificiale da cui pubblico e compositori, in Italia, non si sono più rimessi: chi scrive musica non sa più esattamente cosa sta facendo e per chi, e il pubblico è in confusione, tanto da non capire neanche più Allevi da che parte sta (io lo so, ma col cavolo che ve lo dico). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Oppure: vogliamo parlare dell'appassionata difesa del teatro di regia, diventato praticamente l'unico teatro riconosciuto in Italia? Adesso possiamo dire con tranquillità che ci ha regalato tanti indimenticabili spettacoli, ma anche che ha decimato le file dei drammaturghi e complicato la vita degli attori: il risultato è che nel nostro paese non esiste quasi più quel fare rotondo e naturale che mettendo semplicemente in linea uno che scrive, uno che recita, uno che mette in scena e uno che ha soldi da investire, produce il teatro come lo conoscono i paesi anglosassoni: un gesto naturale, che si incrocia facilmente con letteratura e cinema, e che entra nella normale quotidianità della gente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Come vedete, i principi sarebbero anche buoni, ma gli effetti collaterali sono incontrollati. Aggiungo che la vera rovina si è raggiunta quando la difesa di qualcosa ha portato a una posizione monopolistica. Quando un mecenate, non importa se pubblico o privato, è l'unico soggetto operativo in un determinato mercato, e in più non è costretto a fare di conto, mettendo in preventivo di perdere denaro, l'effetto che genera intorno è la desertificazione. Opera, teatro, musica classica, festival culturali, premi, formazione professionale: tutti ambiti che il denaro pubblico presidia più o meno integralmente. Margini di manovra per i privati: minimi. Siamo sicuri che è quello che vogliamo? Siamo sicuri che sia questo il sistema giusto per non farci derubare dell'eredità culturale che abbiamo ricevuto e che vogliamo passare ai nostri figli? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Terzo obbiettivo: nella crescita culturale dei cittadini le democrazie fondano la loro stabilità. Giusto. Ma ho un esempietto che può far riflettere, fatalmente riservato agli elettori di centrosinistra. Berlusconi. Circola la convinzione che quell'uomo, con tre televisioni, più altre tre a traino o episodicamente controllate, abbia dissestato la caratura morale e la statura culturale di questo Paese dalle fondamenta: col risultato di generare, quasi come un effetto meccanico, una certa inadeguatezza collettiva alle regole impegnative della democrazia. Nel modo più chiaro e sintetico ho visto enunciata questa idea da Nanni Moretti, nel suo lavoro e nelle sue parole. Non è una posizione che mi convince (a me Berlusconi sembra più una conseguenza che una causa) ma so che è largamente condivisa, e quindi la possiamo prendere per buona. E chiederci: come mai la grandiosa diga culturale che avevamo immaginato di issare con i soldi dei contribuenti (cioè i nostri) ha ceduto per così poco? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Bastava mettere su tre canali televisivi per aggirare la grandiosa cerchia di mura a cui avevamo lavorato? Evidentemente sì. E i torrioni che abbiamo difeso, i concerti di lieder, le raffinate messe in scena di Cechov, la Figlia del reggimento, le mostre sull'arte toscana del quattrocento, i musei di arte contemporanea, le fiere del libro? Dov'erano, quando servivano? Possibile che non abbiano visto passare il Grande Fratello? Sì, possibile. E allora siamo costretti a dedurre che la battaglia era giusta, ma la linea di difesa sbagliata. O friabile. O marcia. O corrotta. Ma più probabilmente: l'avevamo solo alzata nel luogo sbagliato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Riassunto. L'idea di avvitare viti nel legno per rendere il tavolo più robusto è buona: ma il fatto è che avvitiamo a martellate, o con forbicine da unghie. Avvitiamo col pelapatate. Fra un po' avviteremo con le dita, quando finiranno i soldi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Cosa fare, allora? Tenere saldi gli obbiettivi e cambiare strategia, è ovvio. A me sembrerebbe logico, ad esempio, fare due, semplici mosse, che qui sintetizzo, per l'ulcera di tanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;1. Spostate quei soldi, per favore, nella scuola e nella televisione. Il Paese reale è lì, ed è lì la battaglia che dovremmo combattere con quei soldi. Perché mai lasciamo scappare mandrie intere dal recinto, senza battere ciglio, per poi dannarci a inseguire i fuggitivi, uno ad uno, tempo dopo, a colpi di teatri, musei, festival, fiere e eventi, dissanguandoci in un lavoro assurdo? Che senso ha salvare l'Opera e produrre studenti che ne sanno più di chimica che di Verdi? Cosa vuol dire pagare stagioni di concerti per un Paese in cui non si studia la storia della musica neanche quando si studia il romanticismo? Perché fare tanto i fighetti programmando teatro sublime, quando in televisione già trasmettere Benigni pare un atto di eroismo? Con che faccia sovvenzionare festival di storia, medicina, filosofia, etnomusicologia, quando il sapere, in televisione - dove sarebbe per tutti - esisterà solo fino a quando gli Angela faranno figli? Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola. Azzerate i convegni e pensate a costruire una nuova generazione di insegnanti preparati e ben pagati. Liberatevi delle Fondazioni e delle Case che promuovono la lettura, e mettete una trasmissione decente sui libri in prima serata. Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell'Auditel. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Lo dico in un altro modo: smettetela di pensare che sia un obbiettivo del denaro pubblico produrre un'offerta di spettacoli, eventi, festival: non lo è più. Il mercato sarebbe oggi abbastanza maturo e dinamico da fare tranquillamente da solo. Quei soldi servono a una cosa fondamentale, una cosa che il mercato non sa e non vuole fare: formare un pubblico consapevole, colto, moderno. E farlo là dove il pubblico è ancora tutto, senza discriminazioni di ceto e di biografia personale: a scuola, innanzitutto, e poi davanti alla televisione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La funzione pubblica deve tornare alla sua vocazione originaria: alfabetizzare. C'è da realizzare una seconda alfabetizzazione del paese, che metta in grado tutti di leggere e scrivere il moderno. Solo questo può generare uguaglianza e trasmettere valori morali e intellettuali. Tutto il resto, è un falso scopo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;2. Lasciare che negli enormi spazi aperti creati da questa sorta di ritirata strategica si vadano a piazzare i privati. Questo è un punto delicato, perché passa attraverso la distruzione di un tabù: la cultura come business. Uno ha in mente subito il cattivo che arriva e distrugge tutto. Ma, ad esempio, la cosa non ci fa paura nel mondo dei libri o dell'informazione: avete mai sentito la mancanza di una casa editrice o di un quotidiano statale, o regionale, o comunale? Per restare ai libri: vi sembrano banditi Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Adelphi, per non parlare dei piccoli e medi editori? Vi sembrano pirati i librai? È gente che fa cultura e fa business. Il mondo dei libri è quello che ci consegnano loro. Non sarà un paradiso, ma l'inferno è un'altra cosa. E allora perché il teatro no? Provate a immaginare che nella vostra città ci siano quattro cartelloni teatrali, fatti da Mondadori, De Agostini, Benetton e vostro cugino. È davvero così terrorizzante? Sentireste la lancinante mancanza di un Teatro Stabile finanziato dai vostri soldi? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Quel che bisognerebbe fare è creare i presupposti per una vera impresa privata nell'ambito della cultura. Crederci e, col denaro pubblico, dare una mano, senza moralismi fuori luogo. Se si hanno timori sulla qualità del prodotto finale o sull'accessibilità economica dei servizi, intervenire a supportare nel modo più spudorato. Lo dico in modo brutale: abituiamoci a dare i nostri soldi a qualcuno che li userà per produrre cultura e profitti. Basta con l'ipocrisia delle associazioni o delle fondazioni, che non possono produrre utili: come se non fossero utili gli stipendi, e i favori, e le regalie, e l'autopromozione personale, e i piccoli poteri derivati. Abituiamoci ad accettare imprese vere e proprie che producono cultura e profitti economici, e usiamo le risorse pubbliche per metterle in condizione di tenere prezzi bassi e di generare qualità. Dimentichiamoci di fargli pagare tasse, apriamogli l'accesso al patrimonio immobiliare delle città, alleggeriamo il prezzo del lavoro, costringiamo le banche a politiche di prestito veloci e superagevolate. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il mondo della cultura e dello spettacolo, nel nostro Paese, è tenuto in piedi ogni giorno da migliaia di persone, a tutti i livelli, che fanno quel lavoro con passione e capacità: diamogli la possibilità di lavorare in un campo aperto, sintonizzato coi consumi reali, alleggerito dalle pastoie politiche, e rivitalizzato da un vero confronto col mercato. Sono grandi ormai, chiudiamo questo asilo infantile. Sembra un problema tecnico, ma è invece soprattutto una rivoluzione mentale. I freni sono ideologici, non pratici. Sembra un'utopia, ma l'utopia è nella nostra testa: non c'è posto in cui sia più facile farla diventare realtà. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;(24 febbraio 2009) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Roma, 23 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;del Presidente dell'Agis Alberto Francesconi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Illustre Presidente,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;nel rispetto dell’azione avviata dal Suo Governo per contrastare i riflessi nazionali della crisi mondiale dell’economia virtuale e reale, abbiamo seguito con silente attenzione le vicende della legge finanziaria 2009 per il profilo direttamente interessante le attività culturali dello spettacolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Abbiamo conclusivamente registrato che il Fondo Unico per lo Spettacolo è stato definito in 398 milioni di euro, 169 milioni in meno (-42%) di quanto previsto nella finanziaria 2008 per il corrente esercizio (567 milioni).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Consapevoli delle difficoltà generali delle imprese, dei lavoratori e dello loro famiglie (compresi quelli dello spettacolo) abbiamo atteso un intervento parzialmente riequilibratore con i provvedimenti successivi alla legge di bilancio che hanno riguardato disposizioni finanziarie urgenti e norme per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione ed imprese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Non così per le attività culturali dello spettacolo, che da settembre avevano chiesto al Ministero di riferimento di poter congiuntamente monitorare l’evolversi della situazione in tutte le sedi deputate, onde evitare il tracollo del sistema in atto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Abbiamo conosciuto gli ultimi e fondati provvedimenti del Governo che hanno riguardato i settori auto, moto, elettrodomestici, mobili, credito, innovazione tecnologica  con interventi complessivi per due  miliardi di euro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Lo spettacolo, quindi, ancora escluso nonostante sia pienamente colpito dalla crisi economica generale; le nostre imprese completamente escluse  dagli interventi d’urgenza con l’aggravante  della riduzione del Fondo Unico per lo spettacolo, irrisoria per il bilancio dello Stato, ma che ha effetti devastanti sulla produttività, i consumi e l’occupazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Consideri, inoltre, che le imprese di spettacolo nel realizzare la propria attività sono un volano di risorse economiche sia per i dipendenti occupati che per il sistema delle piccole e medie imprese che costituiscono il forte indotto del settore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A questo punto,  con questa lettera aperta lo Spettacolo italiano Le rivolge le seguenti  domande:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;1)  ritiene  o no essere le attività dello spettacolo componenti essenziali della cultura e, quindi, dell’identità nazionale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;2)  ritiene o no che le risorse finanziarie destinate al settore debbono essere qualificate come investimento e non spesa corrente?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;3)  ritiene o no che il sistema di equilibrio delicato delle imprese dello spettacolo possa continuare ad operare con il taglio dei finanziamenti del 42% da un anno all’altro, con attività di impresa programmata e contrattualizzata?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;4)  ritiene o no che sia giunto il momento di avviare riforme per dare al Cinema e allo spettacolo dal vivo (Musica, Teatro, Danza, Circhi e spettacolo viaggiante) regole certe dopo oltre 40 anni dalle ultime leggi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;5)  ritiene o no che sia giusto il comportamento dei suoi colleghi Obama e Sarkozy che per contrastare la crisi attuale hanno rilanciato i valori della cultura, e cioè l’etica del fare e delle scelte?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Attendiamo una Sua risposta con atti immediati ed urgenti per avviare l’azione legislativa delle riforme per il cui sostegno è necessario rifinanziare con valenza triennale il Fondo unico per lo spettacolo  in modo da portare a compimento le riforme richieste sostenendo la continuità dell’attività delle imprese, l’andamento dei consumi, l’occupazione di 200 mila addetti che non possono usufruire degli ammortizzatori sociali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Se ciò accadrà non sarà nulla di più di quanto fatto per altri settori, riconoscendo che le nostre imprese, i nostri lavoratori, i nostri precari, le nostre famiglie, e i consumi di spettacolo non sono  figli di un dio minore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ma il Governo deve sapere che se non dovesse accadere nulla, le nostre imprese nella seconda metà di quest’anno dovranno prevedere non la ridefinizione di bilanci, ma la cessazione di attività già contrattualizzata, con i conseguenti licenziamenti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E la collettività nazionale dovrà prendere dolorosamente atto che il Governo non considera le attività culturali dello spettacolo componente importante per la qualità della vita del nostro Paese, per la cultura e l’identità nazionale, in un momento in cui per contrastare la crisi sono universalmente richiamati valori di cui lo spettacolo è da sempre portatore naturale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il Presidente dell'Agis Alberto Francesconi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-496539425801319791?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/496539425801319791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/02/chi-ha-ragione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/496539425801319791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/496539425801319791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/02/chi-ha-ragione.html' title='Chi ha ragione?'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5467564897776508622.post-1817355424376840825</id><published>2009-02-20T07:59:00.000-08:00</published><updated>2009-09-24T05:55:22.663-07:00</updated><title type='text'>Le nostre produzioni per la stagione 2009/2010</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/SZ7VS2BGn6I/AAAAAAAAAAc/8obQBqT9kcI/s1600-h/Candido-Locandina.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 166px; 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HEIGHT: 320px; CURSOR: pointer" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304912047598633218" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/SZ7VZpHOgQI/AAAAAAAAAAk/0YgV764hdEA/s320/La-Strada-Locandina-definit.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="style6"&gt;MASSIMO VENTURIELLO&lt;/span&gt; e &lt;span class="style6"&gt;TOSCA&lt;/span&gt; in&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a class="style6" href="http://www.lacontemporanea.com/stagione09_10/lastrada09_10.html"&gt;LA STRADA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi&lt;br /&gt;Dramma con musiche ispirato al film di Federico Fellini&lt;br /&gt;Musiche di Germano Mazzocchetti&lt;br /&gt;Con&lt;br /&gt;e con&lt;br /&gt;CAMILLO GRASSI&lt;br /&gt;FRANCO SILVESTRI&lt;br /&gt;BARBARA CORRADIN&lt;br /&gt;DANIELA CERA,&lt;br /&gt;DARIO CIOTOLI&lt;br /&gt;ALBERTA IZZO&lt;br /&gt;Regìa di&lt;br /&gt;MASSIMO VENTURIELLO&lt;br /&gt;In coproduzione con Compagnia Mario Chiocchio&lt;br /&gt;&lt;img alt="" src="file:///C:/DOCUME~1/FIORAV~1/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-1.jpg" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5467564897776508622-1817355424376840825?l=lacontemporaneateatro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/feeds/1817355424376840825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/02/le-nostre-produzioni-per-la-stagione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1817355424376840825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5467564897776508622/posts/default/1817355424376840825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacontemporaneateatro.blogspot.com/2009/02/le-nostre-produzioni-per-la-stagione.html' title='Le nostre produzioni per la stagione 2009/2010'/><author><name>La Contemporanea</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12051324358298585473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_SmZBAt3GpaQ/SZ7VS2BGn6I/AAAAAAAAAAc/8obQBqT9kcI/s72-c/Candido-Locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
